{"id":22059,"date":"2018-09-22T00:00:00","date_gmt":"2018-09-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/irb.usi.ch\/?p=22059"},"modified":"2020-10-09T16:08:09","modified_gmt":"2020-10-09T14:08:09","slug":"narcolessia-svelato-il-mistero-di-una-malattia-enigmatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/irb.usi.ch\/it\/notizie\/narcolessia-svelato-il-mistero-di-una-malattia-enigmatica\/","title":{"rendered":"Narcolessia, svelato il mistero di una malattia enigmatica"},"content":{"rendered":"<p class=\"news-publication\"><span class=\"date-display-single\">22 Settembre, 2018<\/span><\/p>\n<p class=\"rtejustify\">I pazienti affetti da narcolessia, una malattia rara, soffrono di eccessiva sonnolenza diurna e cataplessia (brevi episodi di perdita di tono muscolare innescati da forti emozioni). La malattia, descritta per la prima volta nel 1877, dipende da fattori genetici e ambientali ed \u00e8 causata della perdita nel cervello di alcuni neuroni che producono un neurotrasmettitore chiamato ipocretina. Il meccanismo che \u00e8 alla base di questa patologia rimane misterioso. Uno studio pubblicato sulla rinomata rivista scientifica\u00a0<em>Nature<\/em>\u00a0riporta, per la prima volta, l&#8217;esistenza in pazienti affetti da narcolessia di linfociti T (cellule del sistema immunitario) che riconoscono l&#8217;ipocretina e che possono uccidere direttamente o indirettamente i neuroni che la producono. Lo studio svela quindi il mistero di questa malattia enigmatica e potr\u00e0 avere importanti implicazioni per la sua diagnosi e terapia.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Lo studio \u00e8 il risultato di una stretta collaborazione tra scienziati di base e clinici ed \u00e8 stato coordinato congiuntamente dalla Prof. Federica Sallusto, dell&#8217;Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona (IRB, affiliato all\u2019Universit\u00e0 della Svizzera italiana) e del Politecnico di Zurigo, e dal Prof. Claudio Bassetti, del Dipartimento di Neurologia dell&#8217;Inselspital, Ospedale Universitario di Berna. Lo studio ha coinvolto anche il Neurocentro della Svizzera italiana dell&#8217;Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), il Centro per la ricerca sul sonno e la medicina del sonno della Clinica Barmelweid, il Dipartimento di fisiologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Losanna, l&#8217;Istituto di immunologia sperimentale dell&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo e l&#8217;Istituto di immunologia dell&#8217;Universit\u00e0 Witten\/Herdecke in Germania. Il lavoro \u00e8 stato sostenuto dal Fondo Nazionale Svizzero, dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e dalla Fondazione Helmut Horten.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Secondo la Prof.\u00a0<strong>Federica Sallusto<\/strong><strong>,<\/strong>\u00a0&#8220;<em>Grazie all\u2019impiego di nuovi metodi sperimentali siamo riusciti a identificare i linfociti T specifici per l\u2019ipocretina quali responsabili di questa malattia. Questi linfociti autoreattivi possono causare un&#8217;infiammazione che porta al danno neuronale o addirittura uccidere i neuroni che producono l\u2019ipocretina. Bloccandoli nelle prime fasi, si potrebbe prevenire la progressione della malattia<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Secondo il Prof.\u00a0<strong>Claudio Bassetti<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong>&#8220;<em>Questa pubblicazione aumenter\u00e0 la consapevolezza sulla narcolessia, che rimane poco conosciuta nella popolazione e spesso non diagnosticata o solo tardivamente dai medici. Lo studio aprir\u00e0 anche nuove opportunit\u00e0 per una diagnosi precoce e nuovi approcci terapeutici per questa malattia invalidante<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Secondo la Dr.\u00a0<strong>Daniela Latorre<\/strong><strong>,<\/strong>\u00a0ricercatrice presso l&#8217;Istituto di microbiologia del Politecnico di Zurigo e co-autrice dello studio, &#8220;<em>Questi risultati rappresentano un importante passo avanti e uno stimolo a continuare le nostre ricerche immunologiche ad altre forme di disturbi del sonno<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Secondo il Dr.\u00a0<strong>Mauro Manconi<\/strong>, caposervizio Disturbi del sonno ed epilessia presso il Neurocentro della Svizzera italiana dell&#8217;EOC e co-autore dello studio, &#8220;<em>Questo \u00e8 un ottimo esempio di ricerca traslazionale che coinvolge scienziati di base e ricercatori clinici ed \u00e8 stato reso possibile grazie a tutti i pazienti che hanno partecipato al protocollo di studio<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\"><strong>Contesto<\/strong><br \/>\nLa narcolessia \u00e8 una malattia rara e cronica del cervello, che colpisce circa lo 0,05% della popolazione mondiale e si manifesta con eccessiva sonnolenza diurna (&#8220;attacchi di sonno&#8221;), cataplessia (perdita di controllo muscolare, tipicamente innescata da improvvise emozioni positive), allucinazioni e disturbi del sonno. La causa della narcolessia \u00e8 la perdita di neuroni nell&#8217;ipotalamo (una regione del cervello), che producono l\u2019ipocretina (HCRT), una proteina che regola il ciclo sonno-veglia, i comportamenti emotivi e quelli alimentari. La presenza in oltre il 95% dei pazienti di uno specifico marcatore genetico (l&#8217;allele HLA DQB1*0602) suggerisce che la narcolessia potrebbe essere una malattia su base autoimmune. Le osservazioni di gemelli identici, uno affetto da narcolessia, l&#8217;altro no, e di una maggiore frequenza di narcolessia dopo alcune infezioni o alcuni tipi di vaccinazioni influenzali suggeriscono il ruolo potenziale di fattori ambientali nella genesi della malattia. Tuttavia, i meccanismi che portano alla perdita dei neuroni che producono l\u2019ipocretina sono rimasti finora sconosciuti.<\/p>\n<p class=\"rtejustify\"><strong>La scoperta<\/strong><\/p>\n<p class=\"rtejustify\">In questo studio, i ricercatori dell&#8217;IRB hanno utilizzato un metodo sviluppato nei laboratori di Bellinzona per analizzare il repertorio dei linfociti T dei pazienti affetti da narcolessia e in questo modo hanno identificato, per la prima volta, linfociti T del tipo CD4 e, in alcuni casi, del tipo CD8, che reagiscono contro l&#8217;ipocretina e contro altre proteine espresse nei neuroni che producono l\u2019ipocretina. Questi linfociti autoreattivi possono causare un\u2019infiammazione che danneggia i neuroni o addirittura ucciderli. I ricercatori hanno anche identificato le interazioni molecolari che portano al riconoscimento dell&#8217;ipocretina ed un possibile meccanismo attraverso il quale i linfociti T autoreattivi possono essere sfuggiti alla tolleranza. Infine, nei pazienti studiati, \u00e8 stato possibile escludere un ruolo del virus influenzale nell\u2019induzione dei linfociti T che reagiscono contro l\u2019ipocretina.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"1\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img style=\"width: 500px; height: 279px;\" src=\"\/images\/latorre_et_al_figure_narcolepsy_2018.jpg\" alt=\"\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"rtejustify\">Characterization of autoreactive CD4+ T cell clones from patients with narcolepsy. TCR V\u03b2 gene repertoire of HCRT-specific (left) or TRIB2-specific (right) CD4+ T cell clones isolated from the indicated patients with narcolepsy. The y axis indicates the number of autoreactive clonotypes (that is, the number of T cell clones carrying different TCR V\u03b2 and complementarity-determining region 3 (CDR3) sequences)<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"rtejustify\"><strong>L&#8217;Istituto di Ricerca in Biomedicina<\/strong><\/p>\n<p class=\"rtejustify\">L&#8217;Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), fondato nel 2000 a Bellinzona, \u00e8 stato affiliato all&#8217;Universit\u00e0 della Svizzera italiana (USI) nel 2010. Finanziato da istituzioni private e pubbliche e da finanziamenti competitivi, attualmente l&#8217;IRB conta tredici gruppi di ricerca e 120 ricercatori impegnati nello studio dei meccanismi di difesa dell&#8217;organismo contro infezioni, tumori e malattie degenerative. Con pi\u00f9 di 580 pubblicazioni nelle principali riviste scientifiche, l&#8217;IRB gode di fama internazionale quale centro di eccellenza per l&#8217;immunologia e la biologia cellulare:\u00a0<a href=\"https:\/\/irb.usi.ch\/\">www.irb.usi.ch<\/a><\/p>\n<p class=\"rtejustify\"><strong>Il Dipartimento di Neurologia dell&#8217;Inselspital, Ospedale Universitario di Berna<\/strong><\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Il Dipartimento di Neurologia dell&#8217;Inselspital, Ospedale Universitario di Berna, con pi\u00f9 di 140 accademici e 600 dipendenti, \u00e8 il centro neurologico accademico leader in Svizzera. La sua reputazione internazionale si basa sull&#8217;eccellenza dell&#8217;assistenza clinica, dell&#8217;insegnamento e della ricerca nell\u2019 ictus, nel sonno\/epilessia, nel parkinson\/disturbi motori, nella neuroimmunologia e neuroriabilitazione. Negli ultimi mesi l&#8217;Universit\u00e0 di Berna ha messo a disposizione 6 milioni di franchi svizzeri per il progetto di ricerca interfacolt\u00e0 &#8220;Decoding sleep: from neurons to health &amp; mind&#8221;, diretto dal Prof. Bassetti.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.neurologie.insel.ch\/\">www.neurologie.insel.ch<\/a><\/p>\n<p class=\"rtejustify\"><strong>\u00a0Articolo<\/strong><\/p>\n<p class=\"rtejustify\">\u201cT cells in patients with narcolepsy target self-antigens of hypocretin neurons\u201d<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Daniela Latorre, Ulf Kallweit, Eric Armentani, Mathilde Foglierini, Federico Mele, Antonino Cassotta, Sandra Jovic, David Jarrossay, Johannes Mathis, Francesco Zellini, Burkhard Becher, Antonio Lanzavecchia, Ramin Khatami, Mauro Manconi, Mehdi Tafti, Claudio L. Bassetti, Federica Sallusto<\/p>\n<p class=\"rtejustify\">Nature, DOI: 10.1038\/s41586-018-0540-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>22 Settembre, 2018 I pazienti affetti da narcolessia, una malattia rara, soffrono di eccessiva sonnolenza diurna e cataplessia (brevi episodi di perdita di tono muscolare innescati da forti emozioni). 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